Ho iniziato a intuire che dovevo ribaltare la mia vita professionale molti anni fa, e ne ho avuto a certezza quando è nato mio figlio. Avevo capito che continuare su quella strada mi avrebbe portata a forti disequilibri in tutto il mio sistema, eppure prima di fare realmente il salto ho dovuto rivedere gran parte dei miei schemi attivi, che non mi permettevano di vivere in modo naturale.
Quello che ho vissuto è quello che vedo sempre più spesso nelle consulenze radiestesiche, dove le persone arrivano a pronunciare ad alta voce, dopo un più o meno lungo periodo di vaga negazione, che vogliono cambiare lavoro, o che vogliono uscire da una relazione tossica, o che vogliono cambiare luogo in cui vivere. Eppure, nonostante l’individuazione per risonanza delle strategie da adottare per uscire dal blocco (e quindi perfettamente cucite sulla persona in base alle sue specifiche informazioni), mi rendo conto che solo una percentuale degli individui mette poi realmente in atto quelle strategie.
Ed è li che allora, sempre grazie a questo strumento prezioso, cambiamo rotta e andiamo ancora più a fondo, per trasformare quello che le tiene legate nel punto in cui sono.
Ma cosa le tiene legate realmente?
Nel linguaggio comune, il fenomeno per il quale le decisioni vengono rimandate, le opportunità ignorate e il tentativo di cambiamento è solo temporaneo, viene definito resistenza.
Questa resistenza, sempre nella conoscenza comune, rispecchia la risposta del nostrano cervello che cerca stabilità, prevedibilità e una certa sicurezza, e si manifesta come reazione che si oppone proprio al cambiamento, cercando di mantenere la zona di comfort. Viene considerata spesso un problema delle persone, che non hanno così abbastanza coraggio, o sono troppo attaccate alle proprie abitudini o non sono pronte a fare quel salto evolutivo richiesto. Questa è una prospettiva che da alla resistenza il ruolo di bloccare il cambiamento.
La conseguenza di questo pensiero è impostare il lavoro di uscita dal blocco cercando di forzare, superare i propri limiti, rompere gli schemi, essere motivati, invitando le persone ad avere più disciplina.
Questo modo di leggere le resistenza non è necessariamente sbagliato, ma resta su un piano relativamente superficiale, perché si concentra sul comportamento visibile, e non sulla struttura del sistema che produce quel comportamento.
Noi adesso lo vogliamo osservare dal punto di vista della sua informazione, perché questo approccio ci da modo di arrivare più in profondità.
Quella che comunemente viene definita zona di comfort, qui ha la caratteristica della più totale neutralità, perché in questo modello la resistenza è il segnale che una configurazione informativa del sistema individuale non è compatibile con il cambiamento che la persona sta cercando di introdurre.
In altre parole: il sistema non si oppone perché vuole rimanere nella comodità, ma perché quel tipo di cambiamento specifico non è ancora integrabile nella struttura informativa della persona.
Fondamentalmente il livello di analisi è il segnale di coerenza del sistema tra situazione attuale e situazione potenziale.
Ogni individuo, in quest’ottica, può essere osservato come un campo organizzato di informazioni, tra le quali identità personale, storia familiare, ruoli relazionali e appartenenze sociali, solo per fare qualche esempio, e tutti questi elementi si compenetrano e si informano l’un l’altro creando la configurazione attuale dell’esperienza di vita dell’individuo. E’ una configurazione che tende a mantenere una certa stabilità, come ogni sistema vivente che cerca il suo equilibrio, e se una persona introduce forzatamente un cambiamento significativo sta potenzialmente modificando l’equilibrio informativo dell’intero sistema.
Per forza di cose avremo una reazione, più o meno intensa in base alla tipologia di modifica.
Facciamo un semplice esempio, in modo da distinguere i due approcci di lettura sulla resistenza. Immaginiamo una persona che desidera cambiare lavoro ma che non riesce mai a farlo. Nel nostro linguaggio comune potremmo dedurre, attraverso anche varie tecniche o percorsi personali, che abbia paura di rischiare, che non abbia abbastanza coraggio e che sia vittima del suo stesso autosabotaggio, e che a un certo punto dovrà scendere in campo armata di forza di volontà.
Nel modello dell’informazione, invece, il focus si sposta su alcune domande che toccano un livello più strutturale e meno identitario: quale equilibrio del sistema verrebbe modificato da questo cambiamento? Quale configurazione informativa non è compatibile con questa trasformazione?
La resistenza ha qui la funzione di regolazione e serve a evitare che il sistema introduca cambiamenti che non è ancora in grado di integrare. Perché in questo modello, il cambiamento avviene quando la struttura è già pronta a integrarlo, proprio in base alle sue informazioni, e non è che forzando si può portare il sistema a esser pronto.
Se proviamo a forzare un cambiamento ignorando questa dinamica, vediamo accadere che la nuova impostazione dura quanto la motivazione iniziale, emergono nuovi problemi oppure gli stessi problemi si spostano su altri piani, oppure che il sistema ritorna esattamente alla configurazione precedente.
Quindi? Come uscire da questo circolo vizioso della resistenza?
Nel nostro modello, noi la resistenza la osserviamo e cerchiamo di comprenderla senza identificarvisi. Non ci chiediamo come poter riuscire a superare questa resistenza, ma ci chiediamo quale parte del mio sistema questa resistenza sta cercando di preservare?
Il lavoro informativo, il lavoro radiestesico, ci permette di vedere le reali componenti di una situazione, e non quelle che ci raccontiamo alla superficie, e si nota come un sistema che si auto osserva, in qualche modo tende a riorganizzarsi in base a quella nuova consapevolezza di sé.
Di conseguenza, il lavoro di forzatura non serve a granchè, se non a ottenere benefici nel breve periodo .
Per concludere, facciamo una breve riassunto di quanto analizzato. Nel linguaggio comune la resistenza è spesso un limite, un ostacolo personale e qualcosa da superare. Nel modello dell’informazione la resistenza è un indicatore sistemico, un segnale di incoerenza informativa, una funzione di stabilizzazione del campo personale.
Il primo approccio spinge al cambiamento, mentre il secondo cerca di comprendere la struttura che rende quel cambiamento difficile, ed è spesso in questa comprensione che il sistema trova lo spazio per trasformarsi davvero.
