C’è stato un momento, quando avevo già capito che dovevo prendere la mia vita sul serio ma meno sul serio la vita, nel senso di prendere sul serio le mie scelte ma vivere in modo meno pesante, in cui cercavo segni da ogni parte, come mi aveva suggerito una signora che faceva, a detta sua, “la coach energetica”.
E così mi concentravo pensando alla farfalla viola, e vedevo dopo qualche ora una farfalla viola. Poi sceglievo una sedia arancione, e passeggiando vicino a un bar vedevo l’unica sedia arancione in mezzo a decine di sedie bianche.
Allora decisi di complicare l’esercizio facendo domande alle quali non avevo ancora risposta (soprattutto in merito a decisioni da prendere) e cercavo gli elementi che avevo impostato come “sì” e come “no”. Addirittura una volta, convinta di mettere in crisi l’Universo, scelsi di vedere una palla da pallavolo di una marca particolare (per 15 anni la pallavolo è stata al centro della mia vita e conoscevo molto bene le marche). Pensai “questa è difficile, piove, sono a casa, qui non ci sono palloni, vediamo cosa accade”. E cosa accadde? La vidi in tv, in una pubblicità che non ricordo cosa promuovesse, ma c’erano ragazzi in costume che giocavano esattamente con quel pallone.
Gasatissima per le mie apparizioni, decisi che avevo capito tutto, che le cose non sono come sembrano e tutta una serie di romanzi che, per quanto sotto alcuni aspetti siano veri nel mondo dell’esperienza e per certi versi anche studiati dalla psicologia dei fenomeni cognitivi, mi davano motivazione ma non risolvevano i miei quesiti. O meglio, sembrava che questi giochetti mi aiutassero a prendere decisioni, quando in realtà se mi interrogavo profondamente le risposte le avevo già, ma avevo bisogno di verificarle esternamente per legittimarmi a prenderle.
Esempi erano comprare corsi molto costosi, intraprendere percorsi specifici di auto conoscenza guidata con personaggi particolari, entrare proprio nel mondo in cui sono adesso.
Io di fatto ho sempre voluto essere dove sono adesso.
Certamente non mi aspettavo tutto quello che questo mondo “invisibile” avrebbe potuto darmi e togliermi allo stesso tempo, ma non avevo certo bisogno di vedere farfalle, sedie o palloni particolari per sceglierlo davvero.
Per un po’ sono stata anche incazzata con questa signora, perché si era anche fatta pagare per darmi dei consigli un po’ stupidi ai miei occhi, ma in fondo in fondo poi l’ho ringraziata, perché comunque, il risultato che volevo l’ho raggiunto, e senza queste piccole illusioni forse l’avrei raggiunto con molto più tempo.
E allora perché lottiamo con le illusioni?
E cosa sono, le illusioni?
Forse lottiamo contro le illusioni perché non accettiamo il fatto di non avere il controllo totale su quello che siamo in grado di filtrare, principalmente perché non ci conosciamo a fondo e non abbiamo idea, la maggior parte delle volte, di come percepiamo l’esperienza.
Forse le illusioni sono condensati di informazioni talmente strutturati e comuni nell’immaginario collettivo da farceli percepire non solo possibili, ma anche molto probabili.
Alcune discipline vedono il mondo come totalmente illusorio, e da un certo punto di vista, come facciamo a dire che non sia così, se osserviamo la realtà in superficie? Potenzialmente tutto può essere illusione, basta un piccolo elemento per falsare un’oggettività comune a molti.
Allora perché mi sono incazzata con la signora, dentro di me? Poteva essere anche lei convinta di quello che mi stava dicendo, e quindi vittima lei stessa di un’illusione del cervello. Beh, l’unica risposta che ho adesso è che ho percepito una sorta di inganno, e anche quando ho provato a pensare che ne fosse lei stessa vittima, e sono rimasta arrabbiata perché “una come lei non poteva permettersi di cadere in certe questioni”. E anche questa è un’illusione che coinvolge la competenza e la componente umana e le fonde in automatico.
Ora, invece, ricercando lucidità in ogni mia esperienza, riconosco di non voler più ricevere legittimazioni esterne, e pur amando lo scambio e il confronto, ho scelto di prendere sul serio le mie scelte interiori, e un po’ meno sul serio tutto quello che c’è intorno.
Ora, se c’è una piccola cosa che ho capito, è che voglio prendere sul serio la mia vita, e meno sul serio la vita.
