La prima cosa che siamo portati a pensare ogni volta che non sappiamo scegliere e che tutto sembra non trovare direzione è che siamo bloccati. C’è un blocco, da qualche parte.Che cosa significa, realmente, dal punto di vista di questo modello?
Ci sono tantissime configurazioni di informazione che creano un’esperienza ai nostri occhi “ferma”, ma noi qui ne osserveremo due, quelle che possono essere più facilmente comprese e identificate. La prima è una struttura che si ripete e non evolve, e quindi effettivamente un blocco, che è più simile a un loop dove il sistema, per ragioni primariamente di sopravvivenza, rivive esperienze conosciute per non disperdere energie e provare esperienze ritenute dolorose. La seconda è una configurazione che possiamo definire di “incubazione”, cioè una fase di riorganizzazione prima di cambiare forma nel mondo visibile.
Capire questa differenza cambia completamente il modo in cui ci muoviamo, e soprattutto la tranquillità (o meno) con cui affrontiamo un eventuale cambiamento.
Innanzitutto c’è da sottolineare che l’esperienza è la risultante delle nostre informazioni, e di come noi leggiamo e interpretiamo la vita,e ciò significa che anche il “non movimento” ha una sua struttura, e non è frutto del caso.
Abbiamo visto che il blocco è qualcosa di chiuso, che nel mondo visibile si manifesta con il farsi sempre le stesse domande e interpretare la vita sempre allo stesso modo, cercare intenzionalmente soluzioni ma tornare sempre allo stesso punto o anche cambiare ambienti ma rivivere le stesse dinamiche. A volte è anche vissuto come immobilità totale e procrastinazione, ma a ogni configurazione c’è una marea di dati che andrebbero rilevati, per poter avere certezza di qualcosa.
Nell’ipotesi invece di quella che ho chiamato incubazione, non abbiamo ancora niente di tangibile o visibile nella nostra realtà, ma internamente la nostra struttura sta cambiando.
I segnali chiari dell’incubazione sono il non avere più certezze e allo stesso tempo sentire di non essere più ancorato a vecchie convinzioni, sentire di essere come sospesi ma con una possibilità davanti a noi, non avere chissà quali urgenze “nel fare”, ma capire cosa sta accadendo e a volte anche una sottile percezione che qualcosa sta cambiando, anche se non sapremmo assolutamente dire cosa.
La distinzione tra queste due configurazioni è netta, ma viene confusa troppo spesso, e così, presi dal mentale e dalla paura di non vedere accadere niente, in fase di incubazione forziamo il movimento, prendendo decisioni premature o cercando risposte veloci ai nostri dubbi. Stiamo così interferendo con un processo che ha inevitabilmente bisogno di tempo per riorganizzarsi.
Ogni riorganizzazione ha bisogno dei suoi tempi, e questo accade quando una relazione finisce, quando cambiamo casa, quando iniziamo una cura medica o naturale, quando iniziamo un’alimentazione diversa, e interferire porta la maggior parte delle volte a tornare a una vecchia configurazione perché il sistema non regge ancora le nuove esperienze che ci imponiamo facendo scelte che non ci rappresentano, e di conseguenza abbiamo la sensazione di essere nuovamente bloccati. Non è così, abbiamo solo interrotto la riorganizzazione.
Come faccio a capire se sono bloccato o in incubazione? Se sei allenato alla visione neutra, alla percezione sottile e alla lettura dell’esperienza con lucidità, non dovresti far troppa fatica a individuare la struttura che ti rappresenta in questo momento. Però è chiaro che, nell’odierna società che corre e rincorre risultati, potresti non aver raggiunto chissà quale calma per poter analizzare il tuo sistema, o potresti non avere il tempo per farlo, o ancora potresti essere in un momento di confusione.
La Radiestesia Sistemica viene in tuo aiuto per verificare se sei in ripetizione o in riorganizzazione, osservare eventualmente dove l’informazione è bloccata. Puoi distinguere tra ciò che è ancora attivo e ciò che è già superato e capire se una scelta sta nascendo da un’apertura o da una compensazione. Da qui, puoi capire come muoverti, perché stai vedendo il tuo movimento attuale.
Prima di questo, però, che consiste in una lettura profonda che arriva direttamente al nodo della questione, ti invito a esercitarti a osservare la tua realtà in modo lucido, e ora ti dico anche come iniziare, in modo da poter sentire di aver necessità di una lettura Radiestesia per questioni complesse, e non per situazioni che puoi benissimo risolvere da solo.
Prova così: prendi un’area della tua vita in cui ti senti fermo e chiediti “sto vivendo sempre la stessa dinamica anche cambiando contesto?” Se sì, potresti essere ancora agganciato a certezze, credenze, modi di osservare la vita che non ti servono più. Puoi chiederti anche “rispetto a quest’area in cui mi sento fermo, sento che nulla è più come prima ma non è ancora chiaro in me cosa potrebbe accadere?” In questo secondo caso, potresti essere in quella che io chiamo incubazione.
Infine, aggiungi la domanda chiave: “Questa fase mi sta facendo percepire un senso di chiusura o di apertura? Mi sta tenendo agganciato o mi sta togliendo vecchie certezze? Sento la necessità di guardare da un’altra prospettiva perché quello che conosco non mi basta più?”
Sappi che non tutto quello che non si sta muovendo è un blocco o un errore (anzi, l’errore qui non esiste, e ne parleremo presto). Potresti semplicemente essere nel punto più delicato del tuo cambiamento e non riconoscere che tipologia di “fermo” stai vivendo, perché è proprio da qui che dipende tutto, cioè se è il momento di intervenire (e qui dovrai capire come) o se devi lasciare che qualcosa si riorganizzi, e questa è una differenza che non può e non deve essere “pensata”, puoi solo imparare a leggerla.
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