Ideologie confortevoli

Che meraviglia l’essere umano, pieno di certezze e illusioni con le quali crede di scegliere per se stesso e vivere nella libertà.

E non parlo solo di coloro che hanno fatto e ancora si impegnano nell’eterno lavoro su di sé, ossia quelli che in fondo in fondo credono che lavorando abbastanza su loro stessi arriveranno a trovare la verità che vogliono. Mi riferisco anche a quelli che il lavoro su di sé non sanno neanche che cosa sia, però dall’alto delle proprie ricerche e titoli, pontificano sulle loro materie di competenza.

Escludo solamente chi con umiltà studia e ricerca lasciando sempre una porta aperta al nuovo e, soprattutto, chi fa esperienza di ciò di cui parla.

Quanto è facile credere a qualcuno solamente perché è titolato? Ma quel soggetto con tutte le sue credenziali vive ogni giorno quello di cui parla? E se lo vive, considera tutti gli elementi che gli si presentano, o rinchiude tutti i dati all’interno dello schema chiuso a cui è devoto? E’ molto sottile questo aspetto, ma fa tutta la differenza.

Nel nostro contesto, che spazia tra spirito e materia, proviamo a osservare come si comporta il sistema umano dal punto di vista dell’informazione sottile e che ruolo hanno in tutto questo le credenze. Abbiamo già visto più volte che, come esseri umani, siamo orientati alla stabilità, a una sorta di equilibrio, e questo ce lo mostrano ampiamente le letture radiestesiche. Sappiamo anche che quando parliamo di sistema includiamo anche le percezioni, il modo in cui tendiamo a interpretare la realtà, le reazioni che abbiamo e le credenze. Credere ciecamente in qualcosa. Molti parlano dell’essere sciocchi, o all’opposto di essere uomini di fede, che essa sia scientifica o religiosa.

Qui le credenze non sono pensieri sbagliati, come potrebbero esistere pensieri sbagliati in sé?

Sono strutture che organizzano la lettura dell’esperienza in un senso specifico, e il risultato è che in questo modo l’individuo tende a interpretare dati o a prevedere dinamiche all’interno di una struttura chiusa. Possono servire per anticipare ciò che può accadere, ridurre le incertezze e mantenere continuità, indipendentemente dal fatto che possano limitare, distorcere o creare dinamiche ripetitive.

Abbiamo credenze di ogni tipo, dal semplice “non sono abbastanza” alla più complessa adesione a una religione per cultura o educazione.

Attenzione, non è questo un discorso sulla fede, perché non è questa la sede.

E’ un discorso sul credere alle cose perché in qualche modo ci fanno comodo, ci fanno sentire meno soli e abbandonati, ci danno la speranza in qualcosa di futuro oppure ci mantengono in una zona confortevole nella quale restare a vita. Il punto è che questo fatto di “crederci perché ci fanno comodo” è nella maggior parte dei casi inconsapevole. Non ci rendiamo conto che ce la stiamo raccontando. E forse viviamo anche più spensierati.

Purtroppo (o menomale) tante persone le domande se le fanno, e in qualche modo vorrebbero uscire da gabbie ideologiche che non sentono più far parte di loro. Chi si fa le domande? Principalmente chi fa esperienza di qualcosa di diametralmente opposto a ciò in cui ha creduto fino a quel momento, o ha visto altri fare esperienze particolari. E poi tante altre persone la cui vita sta diventando troppo pesante per essere sostenibile.

Cosa si può fare, fin da subito? Intanto intercettare la credenza in atto. Poi capire come quella credenza stia organizzando l’esperienza di vita e dove sta mantenendo stabilità.

E’ totalmente inutile sostituire una credenza con un’altra, se non per obiettivi specifici del breve periodo ( ma questo è un argomento delicato e non ha senso parlarne adesso), altrimenti diventiamo vittime di questa nuova illusione, e poi un giorno che non la sentiremo più nostra, dovremmo fare un altro lavoro di decostruzione.

Mi chiedo, è tanto difficile vivere senza credere in qualcosa, anche solo per un giorno? Mi chiedo e vi chiedo questo, senza pretendere una risposta, ma solo per aprire uno spazio di riflessione.

Guardiamo in faccia una situazione, qualsiasi situazione, possibilmente una che non ci piace (ma anche una che ci piace, non importa davvero) e chiediamoci: “Quale idea sto dando per scontato qui?” “Cosa sto considerando ovvio?” E “In che modo questa idea mantiene tutto così com è?”

Le ideologie, le credenze e tutte le certezze che abbiamo fanno il loro lavoro, che è quello di ridurre l’incertezza e mantenere continuità con la minima sofferenza possibile, e forse solo quelle che derivano da esperienza diretta possono essere considerate utili per il nostro percorso (ma anche qui, varie alterazioni di coscienza portano a fare esperienze illusorie con cui tanti si identificano, quindi è tutto sempre da valutare caso per caso).

Cosa voglio dire con tutto questo? Voglio invitarvi al distacco, a un atteggiamento neutrale sugli eventi e sulla vita, il più possibile. Quando iniziamo a vedere quello in cui crediamo e che non ha ragione di essere certezza, ci crolla un po’ il mondo addosso, ma poi siamo anche più lucidi per poterlo ricostruire sulla base di una verità esperienziale.

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