Quanto ancora devo nascondermi?

Quanto ancora posso reggere il dovermi nascondere?

Me lo chiedo ogni giorno, me lo chiedo da quando ho iniziato a interessarmi del mondo “sottile”, quattordici anni fa.

Ho incontrato insegnanti, maestri, operatori e professionisti di varie tecniche e discipline, e tutti, tra le righe, mi hanno sempre fatto capire che avrei dovuto tenere un profilo basso, che parlare troppo apertamente mi avrebbe dato problemi e che l’esposizione di queste tematiche è fraintesa, perché la maggior parte delle persone non è pronta.

Come se ci fosse sempre un limite invisibile da non superare, come se ciò che faccio quotidianamente con amore e passione dovesse restare contenuto. Fino a prova contraria, non faccio male a nessuno, non mi sostituisco a nessuno in termini di professioni o insegnamenti e non mi occupo di nutrire il mio interesse personale.

Purtroppo, quello che poi accade nel tempo mantenendo profili bassi, porta il risultato di essere trattenuti, di dover continuamente scegliere cosa è opportuno dire e cosa no e di dover tentare ogni giorno di rendere il tutto più accettabile.

Ma più accettabile da chi? E soprattutto, chi nello specifico non dovrei disturbare?

Chiaramente, finché questa mia configurazione è rimasta stabile nel tempo, ho solo percepito qualche attrito dentro di me ma tutto ha proseguito in maniera calma e coerente.

Oggi non è più così, perché nel frattempo le persone che si rivolgono a me sono aumentate, le osservazioni e le rilevazioni hanno impatti forti, aprono scenari inimmaginabili e tantissime volte anticipano cose che poi trovano conferma in dati che a noi umani piace chiamare “ufficiali”. E per questo motivo sto registrando tutti questi casi. A me, personalmente, non serve a niente. A me non serve documentare o provare a qualcuno di “titolato” che quello che accade è realtà, e che ha a che fare in buona percentuale con qualcosa che ancora non siamo in grado di dimostrare, ma un giorno arriveremo anche qui, in buona misura.

Non mi serve perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. Però ci sono anche tante persone curiose, tanti ricercatori scientifici e spirituali che oggi vogliono fare esperienza, e capire cosa ancora non hanno conosciuto. Ci sono persone con formazione e conoscenza che sono umili, e io mi rivolgo a loro. Non certo a chi crede di avere la verità in tasca. E per loro documento ogni passo e ogni anomalia, ogni risultato che poi viene confermato con accertamenti “ufficiali”.

Per me non sarà mai una gara a chi vede di più, e non sarà mai una questione di avere ragione, ma non posso, per come stanno andando le cose,  ridimensionarmi continuamente. Non posso perché c’è chi può capire, c’è chi può fare ricerca insieme a me, e c’è chi può darmi altri strumenti per portare avanti i miei studi.

Mi sento continuamente oppressa dal dover tradurre tutto con un linguaggio più accettabile, a smussare gli angoli per non risultare scomoda. E vado fuori ruolo.

Ho avuto fino a ora paura a espormi? Sì, e potrei averne ancora. E questo mi rende umana, vulnerabile e vera. Al contempo, quello che faccio non ha più a che fare con me, nel senso che non è roba mia, ma è di tutti, e tutti in potenza potremmo riuscire a fare cose meravigliose, se solo qualcuno ci facesse vedere la realtà da altri punti di vista.

La mia conclusione oggi è che queste conoscenze devono uscire, senza mezzi termini e senza mezze misure.

Buona domenica

Questo articolo ha un commento

  1. SaraD

    Ti sento forte e chiaro sorella. Quanto è in salita la strada della comprensione. Eppure da lassù, la vista sarà meravigliosa e il suono assumerà tutta una altra sinfonia.
    Pazienza, quanta pazienza ci vuole.
    Finchè ci sarà un grande scopo, non mollare.

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